L'autogestione del Manzoni sulla stampa

Gazzetta di Mantova, 23 ottobre 2008

                                Gazzetta di Mantova, 23 ottobre 2008

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Gazzetta di Mantova, 23 ottobre 2008

                           

La preside: hanno seguito le procedure in modo esemplare

SUZZARA. La benedizione ufficiale non può darla, ma l’occhio di benevolenza non lo nasconde dietro gli occhiali. ”Sono stati proprio bravi. Che dire? Un’organizzazione perfetta. Hanno rispettato tutto l’iter pedissequamente. Neanche una sbavatura, un errore di metodo. Nulla. I parlamentari dovrebbero prendere lezioni da questi ragazzi”.

Paola Bruschi, la preside del Manzoni, è nel suo ufficio con un paio di insegnanti. “Noi siamo presenti, ma non possiamo fare assistenza. L’autogestione prevede questo. E i ragazzi se la stanno cavando bene. Hanno utilizzato secondo le regole il sistema delle regole. Hanno chiesto sabato un comitato studentesco straordinario. Poi lunedì ogni classe ha fatto un’assemblea straordinaria, e martedì all’assemblea di istituto, che era già stata proclamata per le liste, i rappresentanti sono arrivati con il mandato. Niente da dire. E’ stato rispettato il principio della maggioranza”.

E della libertà individuale 30 ragazzi, d’accordo con il decreto Gelmini, sono rimasti a casa, e in due classi si fa lezione.

 

Film, dibattiti e hip hop contro la Gelmini

SUZZARA. La vecchia scopa di saggina doveva servire a togliere le foglie secche. Punto numero tre del programma di autogestione studentesca di mercoledì: pulizia giardino, ritrovo ore 9 al campo di basket. Ma Nicolas, jeans maculati e foulard annodato sui ginocchio, ha cambiato la destinazione d’uso, visto che gli altri spazzini si erano volatilizzati tra aule e palestre. La brandisce come una spada, davanti ai cancello del Manzoni. “Gli estranei non entrano”: alla richiesta inappellabile della preside gli studenti del Manzoni hanno risposto organizzando da soli la sicurezza. Turni di guardia, davanti ai due cancelli d’ingresso i rappresentanti di classe responsabili in solido di tutto quello che fanno i loro compagni. Perché autogestione non è vacanza: voglio che sia chiaro, il Manzoni, abitato da 904 studenti, tra licei e ragioneria, è la prima, e finora l’unica, scuola della provincia di Mantova ad aver organizzato tre giorni di autogestione studentesca per ragionare sulla protesta contro il decreto del ministro Gelmini.

E il peso i ragazzi se lo sentono tutto sulle spalle. “Sono giorni che ci stiamo lavorando, siamo rimasti qui anche il pomeriggio per fare in modo che tutto filasse liscio - racconta Chiara, una delle rappresentanti d’istituto, giubbino nero e cravatta azzurra - e sta andando abbastanza bene”. Sull’abbastanza fa lo spelling, e apre subito il libro: “Domani bisogna assolutamente migliorare: i prof dovrebbero collaborare di più, qualcuno di loro ci sta dando una mano, ma altri, pur restando nella scuola, ci ignorano. E poi c’è qualcuno a cui non importa niente».

Provi a sussurrare che, numeri alla mano, su 900 alunni ci sta anche che qualcuno faccia il furbo. Ma lei oppone l’intransigenza dei suoi 17 anni “Domani si cambia registro”. E studia le migliorie al programma, che oggi prevedeva il dibattito sul film ‘V per vendetta’, lezioni di chitarra, un documentario sull’integrazione, il laboratorio di pittura, un gioco di ruolo e un corso di hip hop in palestra con due insegnanti arrivate apposta da Mantova, «I ragazzi hanno partecipato. Ma domani dobbiamo cambiare gli orari, altrimenti a mezzogiorno sono già tutti stanchi e l’ultima ora è un po’ fiacca». Analisi lucida e impietosa. Samuele, uno dei 20 componenti del Collettivo, si improvvisa guida ‘turistica’ per la scuola, tra corridoi e spazi aperti. Indica i poster con l’annuncio del nuovo film ‘Gelmini mani di forbice’, sui vetri dove Karen Blixen e Adorno convivono a pochi centimetri di distanza.

«Cosa non ci piace delle idee del ministro dell’istruzione? C’è solo l’imbarazzo della scelta. Ma soprattutto i tagli. Non ci saranno più fondi per la scuola. Già come stiamo messi adesso c’è da piangere. Io l’estate scorsa avevo debiti in francese. La scuola non aveva i soldi per fare i corsi, così ho dovuto prendere lezioni private. E se passa questo progetto sarà ancora peggio». i tagli, la privatizzazione, le classi ponte, soprattutto. Perché l’integrazione, a Suzzara, non è mica roba da studiare sui libri, ma si mastica tutti i giorni insieme ai Kinder Bueno. Mariam, arrivata 8 anni fa dal Pakistan, nonostante il velo che le copre i capelli corvini, in casa sua ha messo i puntini sulle i. “Quando ho detto a mio fratello maggiore che saremmo stati tre giorni in autogestione, mi ha chiesto di restare a casa, immaginava che perdessimo del tempo. Invece io a scuola ci sono venuta, è importante”.

Oggi si riparte. “Con una maggiore partecipazione degli insegnanti, a cui abbiamo chiesto di tenere una lezione sulla globalizzazione e una sul decreto Gelmini, punto per punto”. Chiara il gendarme li ha già messi sull’attenti.

di Rossella Canadè